Emil 148
FISIONOMIA DI UN FALLIMENTO
Sogni mostuosi popolano le drogherie e le chiese: non vi ho sorpreso nessuno che non vivesse nel delirio. Poiché il più piccolo desiderio nasconde una fonte d'insania, è sufficiente conformarsi all'istinto di conservazione per meritare il manicomio. La vita: accesso di demenza che scuote la materia...
Io respiro: ce n'è abbastanza perchè mi si rinchiuda. Incapace di raggiungere la lucidità della morte, striscio nell'ombra dei giorni e se ancora sono è soltanto per la volontà di non essere più.
Un tempo immaginavo di poter frantumare lo spazio con un pugno, giocare con le stelle, fermare la durata o regolarla a mio capriccio. I grandi capitani mi sembravano grandi timidi; i poeti, poveri balbuzienti; non conoscendo la resistenza che ci oppongono le cose, gli uomini e le parole, e credendo di sentire più di quanto l'universo non lo permettesse, mi abbandonavo a un'infinità sospetta, a una cosmogonia sorta da una pubertà inetta a concludersi... Com'è facile credersi un dio con il cuore, e com'è difficile esserlo con la mente! E con quante illusioni devo essere nato per poterne perdere una ogni giorno! La vita è un miracolo che l'amarezza distrugge.
L'intervallo che mi separa dal mio cadavere è per me una ferita; tuttavia aspiro invano alle seduzioni della tomba: poiché non posso privarmi di nulla, né smettere di palpitare, tutto in me mi assicura che i vermi languirebbero sui miei istinti. Incompetente nella vita come nella morte, mi odio, e in questo odio sogno un'altra vita, un'altra morte. E, per aver voluto essere un saggio come non ve ne furono mai, sono solamente un folle tra i folli...
Emil 147
NOI TROGLODITI...
I valori non si accumulano: una generazione apporta qualcosa di nuovo solo calpestando quello che di unico vi era nella generazione precedente. Questo vale ancora di più per la successione delle epoche: il Rinascimento non ha potuto "salvare" la profondità, le chimere, il genere di barbarie propri del Medioevo; il secolo dei Lumi, a sua volta, non ha serbato del Rinascimento altro che il senso dell'universale, ma senza il pathos che ne segnava la fisionomia. L'illusione moderna ha sprofondato l'uomo nelle intermittenze del divenire: egli vi ha perduto il suo fondamento nell'eternità, la sua "sostanza". Ogni conquista - spirituale o politica - implica una perdita; ogni conquista è un'affermazione... micidiale. Nell'ambito dell'arte, il solo nel quale si possa parlare di vita dello spirito, un "ideale" non si instaura se non sulla rovina di quello che lo ha preceduto: ogni vero artista tradisce i suoi predecessori... Non c'è superiorità nella storia: repubblica-monarchia; romanticismo-classicismo; liberalismo-dirigismo;naturalismo-arte astratta; irrazionalismo-intellettualismo: le istituzioni, come le correnti del pensiero e del sentimento, si equivalgono. Una certa forma dello spirito non potrebbe assumerne un'altra; si è qualche cosa soltanto per esclusione: nessuno può conciliare l'ordine e il disordine, l'astrazione e l'immediatezza, lo slancio e la fatalità. Le epoche di sintesi non sono affatto creatrici: esse riassumono il fervore delle altre, ed è un riassunto confuso, caotico, dato che ogni eclettismo è un indizio della fine.
Ad ogni passo in avanti ne segue uno indietro: ecco l'infruttuosa frenesia della storia - questo divenire... stazionario... il fatto
che l'uomo si sia lasciato lusingare dal miraggio del Progresso rende ridicole le sue pretese di sottigliezza. Il Progresso? Lo si trova forse nell'igiene... Ma altrove? Nelle scoperte scientifiche? non sono che un cumulo di glorie nefaste...
Chi, in buona fede, potrebbe scegliere fra l'età della pietra e quella degli strumenti moderni? Vicini alla scimmia nell'una quanto nell'altra, diamo la scalata alle nuvole per gli stessi motivi per i quali ci arrampicavamo sugli alberi: soltanto i mezzi della nostra curiosità - pura o criminale - sono cambiati e, con riflessi travestiti, siamo più variamente rapaci. è un semplice capriccio accettare o rifiutare un periodo: dobbiamo accettare o rifiutare la storia in blocco. L'idea del progresso ci rende tutti dei fatui sulle vette del tempo, ma queste vette non esistono: il troglodita che tremava di spavento nelle caverne continua a tremare nei grattacieli. Il nostro capitale di infelicità si conserva intatto attraverso le epoche; abbiamo tuttavia un vantaggio rispetto ai nostri antenati: quello di aver investito meglio questo capitale, perchè abbiamo organizzato meglio il nostro disastro.
Emil 146
RESTAURAZIONE DI UN CULTO
Avendo consumato la mia qualità di uomo, niente mi è più di alcun profitto. Ovunque non scorgo altro che bestie da ideale che si imbrancano per belare le loro speranze... Quegli stessi che non vissero altrimenti, a che scopo si sarebbe concepita la "comunione" dei santi? ... Alla ricerca di un vero solitario, passo in rassegna le epoche e non trovo altro che il Diavolo... La ragione lo bandisce, il cuore lo implora... Spirito di menzogna, Principe delle tenebre, il Maledetto, il Nemico - come mi è dolce ricordare i nomi che infamarono la sua solitudine! E come lo ho caro da quando viene quotidianamente messo da parte! Potessi reintegrarlo nella sua condizione primitiva! Credo in lui con tutta la mia incapacità di credere. La sua compagnia mi è necessaria: l'essere solo va verso il più solo, verso il Solo... Mi faccio un obbligo di tendere verso di lui: il mio potere di ammirazione - per paura di restare inutilizzato - mi ci costringe. Eccomi dinanzi al mio modello: con la mia adesione punisco la mia solitudine colpevole di non essere totale e me ne fabbrico un'altra che la superi: è il mio modo di essere umile...
Si sostituisce Dio come si può: giacché ogni dio è buono, purchè perpetui nell'eternità il nostro desiderio di una solitudine capitale...
Emil 145
CONTRO SE STESSI
Lo spirito di un uomo non ci appassiona se non per le sue contraddizioni, per la tensione dei suoi impulsi, per il contrasto che c'è fra le sue opinioni e le sue inclinazioni. Marco Aurelio, impegnato in spedizioni lontane, medita di più sull'idea della morte che su quella dell'impero; Giuliano divenuto imperatore, rimpiange la vita contemplativa, invidia i saggi, e passa le notti a scrivere contro i cristiani; Lutero, con una vitalità da vandalo, sprofonda e langue nell'ossessione del peccato, senza trovare un equilibrio tra le sue finezze e la sua grossolanità; Rousseau, che si inganna sui propri istinti, vive soltanto nell'idea della propria sincerità; Nietzsche, la cui intera opera non è che un'ode alla forza, conduce una vita meschina, di una monotonia straziante...
Lo spirito di un uomo conta soltanto nella misura in cui si inganna su quello che vuole, su quello che ama o su quello che odia; poiché è molti, non può scegliersi. Un pessimista senza ebbrezze, un agitatore di speranze senza acredine non meritano altro che disprezzo. Degno del nostro interesse è soltanto chi non ha alcun riguardo per il proprio passato, per le convenienze, per la logica o per la considerazione: come possiamo amare un conquistatore, se non si immerge negli avvenimenti con un timore di fallimento, o un pensatore, se non ha vinto in sé l'istinto di conservazione? L'uomo ripiegato sulla propria inutilità non desidera più avere una vita...
Ne avesse una o non ne avesse affatto - ciò riguarderebbe gli altri... Apostolo dei propri ondeggiamenti, egli non si preoccupa più di avere un'identità ideale; il suo temperamento costituisce la sua sola dottrina, e il capriccio delle ore il suo solo sapere.
Emil 144
LO SCORTICATO
Ciò che gli resta di vita gli sottrae ciò che gli resta di ragione. Inezie o flagelli - il passaggio di una mosca o i crampi del pianeta - lo allarmano allo stesso modo. Con i suoi nervi in fiamme, vorrebbe che la terra fosse di vetro per mandarla in frantumi; e con quale sete si lancerebbe verso le stelle per ridurle in polvere a una a una... Il crimine brilla nelle sue pupille; le sue mani si contraggono invano per strangolare: la Vita si trasmette come una lebbra - troppe creature per un solo assassino. è nella natura di chi non può uccidersi volersi vendicare di tutto ciò che si compiace di esistere. E si infastidisce di non riuscirci, come un dannato che l'impossibile distruzione irrita. Satana accantonato, egli piange, si batte il petto, si copre il capo; il sangue che avrebbe voluto spargere non gli imporpora le guance, il cui pallore riflette il suo disgusto per quella secrezione di speranze che producono le razze in cammino. Attentare ai giorni della Creazione era il suo grande sogno; vi rinuncia, sprofonda in sé e si lascia andare all'elegia del suo fallimento: da questo deriva un altro genere di eccessi. Se la sua pelle brucia, la febbre si propaga in tutto l'universo; se il suo cervello si attizza, l'aria diventa infiammabile. I suoi mali occupano le distese siderali; le sue pene fanno fremere i poli. E tutto ciò che è allusione all'esistenza, al più impercettibile soffio di vita, gli strappa un grido che compromette l'armonia delle sfere e il movimento dei mondi.
Emil 143
VERITà DI TEMPERAMENTO
Di fronte a pensatori sprovvisti di pathos, di carattere e d'intensità che si modellano sulle forme del loro tempo, ce ne sono altri nei quali si avverte che, in qualsiasi momento fossero apparsi, sarebbero stati eguali a se stessi e che, incuranti della loro epoca, avrebbero attinto i pensieri nella loro sostanza profonda, nell'eternità specifica delle loro tare. Essi non mutuano dal loro ambiente se non la superficie, alcune particolarità di stile, alcune forme caratteristiche di una data evoluzione. Innamorati della loro fatalità, evocano irruzioni, folgorazioni tragiche e solitarie, prossime all'apocalisse e alla psichiatria. Un Kierkegaard, un Nietzsche - fossero anche comparsi nell'epoca più anodina - non avrebbero avuto un'ispirazione meno fremente né meno incendiaria. Entrambi perirono nelle loro fiamme; qualche secolo prima sarebbero periti in quelle del rogo: di fronte alle verità generali, erano predestinati all'eresia. Importa poco essere inghiottiti nel proprio fuoco oppure in quello che ti viene preparato: le verità di temperamento si devono pagare in un modo o nell'altro. Le viscere, il sangue, i malesseri e i vizi cospirano a farle nascere. Impregnate di soggettività, si percepisce un io dietro ciascuna di esse: tutto diventa confessione - un grido della carne sta all'origine dell'interiezione più insignificante; perfino una teoria dall'apparenza impersonale serve soltanto a tradire l'autore, i suoi segreti, le sue sofferenze: non c'è universalità che non sia una sua maschera - tutto, perfino la logica, gli serve da pretesto autobiografico; il suo io ha infestato le idee, la sua angoscia si è trasformata in un criterio, nell'unica realtà.
Emil 142
SU UN IMPRESARIO DI IDEE
Abbraccia tutto e tutto gli riesce; non c'è niente di cui non sia contemporaneo. Tanta energia negli artifici dell'intelletto, tanta facilità nell'abbordare tutti gli ambiti dello spirito e della moda - dalla metafisica fino al cinema - abbaglia, deve abbagliare. Nessun problema gli resiste, nessun fenomeno gli è estraneo, nessuna tentazione lo lascia indifferente. è un conquistatore che ha soltanto un segreto: la sua mancanza di emozione; non gli costa niente affrontare qualsiasi cosa, poiché non ci mette nessun accento personale. Le sue costruzioni sono magnifiche, ma senza sale: poche categorie racchiudono esperienze intime, ordinate come in uno schedario di disastri o in un catalogo di inquietudini. Vi sono classificate le tribolazioni dell'uomo, così come la poesia della sua lacerazione. L'Irrimediabile è diventato sistema, anzi è diventato esibizione, esposto come un qualsiasi articolo in commercio, vera manifattura di angosce. Il pubblico se ne avvale; il nichilismo da boulevard e l'amarezza degli sfaccendati se ne pascono.
Pensatore senza destino, infinitamente vacuo e meravigliosamente vasto, egli sfrutta il proprio pensiero, vuole che sia sulle labbra di tutti. Nessuna fatalità lo perseguita: e se fosse nato all'epoca del materialismo, ne avrebbe seguito il semplicismo e gli avrebbe dato un'estensione insospettabile; se fosse vissuto in quella del romanticismo, avrebbe messo insieme una summa di fantasticherie; e se fosse comparso in piena epoca teologica, avrebbe maneggiato Dio come qualsiasi altro concetto. La sua abilità a prendere di petto i grandi problemi sconcerta: tutto in essa è notevole, salvo l'autenticità. Intrinsecamente apoetico, parla del nulla ma non ne conosce il brivido; i suoi disgusti sono riflessi; le sue esasperazioni, controllate e come inventate a posteriori; al tempo stesso, però, la sua volontà, di un'efficacia sovrannaturale, è così lucida che egli potrebbe essere poeta se lo volesse e, aggiungerei, santo, se ci tenesse... Poiché non ha né preferenze né prevenzioni, le sue opinioni sono accidenti; rincresce che ci creda: quello che interessa è soltanto il procedimento del suo pensiero. Se lo sentissi predicare dal pulpito non ne sarei sorpreso: poiché egli si colloca al di là di tutte le verità, le padroneggia e nessuna gli è necessaria o organica...
Avanzando come un esploratore, conquista regno dopo regno; i suoi passi, al pari dei suoi pensieri, sono imprese; il suo cervello non è il nemico dei suoi istinti; egli si innalza al di sopra degli altri, non avendo provato né stanchezza né quella mortificazione astiosa che paralizza i desideri. Figlio di un'epoca, ne esprime le contraddizioni, l'inutile crescita; e quando si lanciò alla sua conquista, vi mise tanta coerenza e tanta ostinazione che il suo successo e la sua fama eguagliano quelli della spada e riabilitano lo spirito con mezzi che, fino a ora, gli erano odiosi o sconosciuti.
Iscriviti a:
Post (Atom)